La (s)vendita di Linee Lecco

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Lunedì 11 marzo il consiglio comunale è chiamato a ratificare, perché di questo si tratta, una decisione già assunta dalla Giunta guidata dal sindaco Virginio Brivio: (s)vendere la società che gestisce il trasporto pubblico locale e i parcheggi cittadini, Linee Lecco. Lo deve fare con pochissimo tempo a disposizione, a seguito di una netta accelerazione tanto imposta quanto ingiustificata. Scelta discutibile sul piano del metodo, perché obbliga i consiglieri comunali a prendere una decisione di straordinaria importanza senza la possibilità di effettuare il necessario approfondimento.

Discutibile anche e soprattuto per quel che riguarda il merito, dal momento che le ragioni espresse nella proposta di delibera (che pubblicheremo tra poco) in dirittura d’arrivo in consiglio comunale sono del tutto insufficienti. Mentre si afferma d’aver percorso ogni tragitto per salvaguardare la pubblicità della società -integrandola con altri soggetti (ad esempio la milanese Atm)- e ci si limita a far riferimento ad una singola “nota” del maggio scorso inviata ad alcuni comuni lombardi, non si citano (perché probabilmente non esperiti) analoghi tentativi con la Provincia di Lecco o altri enti locali del territorio per costituire un’azienda provinciale del trasporto pubblico. Omissione che non consente alla cittadinanza di sapere se quest’ultima via poteva essere effettivamente percorsa. Inoltre, si afferma -peraltro senz’alcun riferimento concreto ai bilanci di Linee Lecco (quali sono le tendenze emerse dai risultati degli ultimi due esercizi?)- che la privatizzazione garantirà e tutelerà il livello occupazionale. Un assunto non dimostrato -e comunque in contraddizione con i licenziamenti dell’amato settore privato- che assomiglia a un ricatto. E ancora: la delibera si concentra più sulla necessità di mantenere in capo al Comune l’immobile sede di Linee Lecco, piuttosto che far cenno -lo ripetiamo- a credibili dati di bilancio che giustifichino l’alienazione della società.

È un grave errore politico anticipare l’attuazione di una norma (sbagliata) che -come per la vicenda dell’acqua- ha l’unica finalità di privatizzare, svendendoli, i servizi pubblici locali, in contrasto con il pronunciamento referendario del giugno 2011. Ecco perché, invitiamo tutti i consiglieri comunali a non approvare la delibera e spendersi affinché vengano ricercate altre soluzioni, tra cui quella dell’azienda speciale consortile per la gestione del trasporto pubblico.

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