“il BENE (ri)TROVATO”: come stanno i beni confiscati sul territorio?

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“il BENE (ri)TROVATO”, l’iniziativa di Qui Lecco Libera sulla costruzione partecipata dell’elenco aggiornato dei beni confiscati (e della loro gestione) sul territorio. I Comuni “affidatari” dei beni dovrebbero pubblicare per legge un elenco ma è prassi rara. Il (positivo) “caso Lecco” 

Quanti sono i beni confiscati sottratti alle mafie in provincia di Lecco e come vengono gestiti quelli affidati ai Comuni? L’archivio dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata è irraggiungibile, come l’Agenzia stessa. Ormai l’ultima relazione annuale risale infatti al 2012 e la pagina web dedicata a “dati e statistiche” sui beni confiscati è risolta da un laconico “Statistiche in aggiornamento. Riallineamento in corso con dati del Ministero della Giustizia”. Un “riallineamento” che dura da anni, ormai.

Per avere un quadro aggiornato della collocazione, destinazione, gestione e condizione dei beni confiscati sul territorio ci si potrebbe dunque rivolgere alla Prefettura competente. Il settore “Beni confiscati alle mafie” del sito dell’ente di Lecco, però, è fermo a un comunicato stampa del 26 giugno 2014, preceduto da fotografie istituzionali datate gennaio 2011. 

Non resta che guardare al passato, magari attraverso il nostro archivio. Fino a qualche anno fa i dati indicavano la presenza di 38 immobili confiscati e 19 aziende. Un elenco risalente a fine 2011 vedeva coinvolti i Comuni di Lecco, Airuno, Ballabio, Calolziocorte, Casatenovo, Cesana Brianza, Colico, Costa Masnaga, Galbiate, Malgrate, Merate, Molteno, Olginate, Pescate, Torre de’ Busi, Valmadrera.

Eppure la legge impone ai Comuni di “formare un apposito elenco dei beni confiscati ad  essi trasferiti”, che viene “reso pubblico” e “periodicamente aggiornato”. Non solo: l’elenco “deve contenere i dati concernenti la consistenza, la destinazione e l’utilizzazione dei beni nonché, in caso di assegnazione a terzi, i dati identificativi del concessionario e gli  estremi, l’oggetto e la durata dell’atto di concessione” (articolo 48 (“Destinazioni dei beni e delle somme”), comma 3, lettera c), del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, “Codice delle leggi antimafia”).

Quanti dei Comuni interessati lo fanno? Per scoprirlo abbiamo lanciato l’iniziativa “il BENE (ri)TROVATO” . È tempo di (ri)trovare quei beni, per aggiornarne la storia e scoprirne la gestione. Nell’attesa che le istituzioni s’interessino, ciascun cittadino può replicare quel che abbiamo fatto all’inizio di luglio a Lecco. Ne è valsa la pena. A seguito della nostra richiesta, il Comune di Lecco ha risposto indicandoci la pagina ad hoc del sito-aggiornata due giorni dopo la nostra richiesta (meglio così)- e l’elenco dei tre beni affidati alla sua gestione.

Per far lo stesso è sufficiente protocollare una richiesta al sindaco e al segretario comunale appellandosi alla norma e chiedendo conto della sua applicazione. Basta scaricare, stampare, compilare e sottoscrivere il modulo che abbiamo predisposto (qui sotto) e poi recarsi all’ufficio protocollo con duplice copia. Una volta fatto, inviateci una copia, così potremo verificare quale Ente sarà trasparente e rispettoso di una norma elementare e quale no.

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A proposito: se qualche sindaco o consigliere comunale volesse anticipare il passaggio e (far) render pubblico l’elenco aggiornato sarà il benvenuto.

Aspettiamo che i cittadini dei Comuni elencati sopra si facciano avanti, confidando da sempre nella partecipazione attiva e non nella logica del marchio. Appuntamento con questa iniziativa a fine settembre, quando ci piacerebbe pubblicare un elenco complessivo e aggiornato.

Qui Lecco Libera

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