La mappa in rete Come e perché


 

“E’ tempo di andare avanti, non più confidando sull’impegno straordinario di pochi ma con l’impegno ordinario di tutti”.

Giovanni Falcone

E’ tempo di andare avanti. L’impegno cittadino contro la ‘ndrangheta, fatto di ricerche, approfondimenti, denunce, manifestazioni, raccolte di firme, delusioni e sollievi, compie un passo in avanti. Stimolati dai tanti compagni di viaggio, specialmente i partecipanti alle presentazioni della mappa provinciale della mafia sul territorio, comune per comune, ci siamo convinti dell’importanza di allargare il più possibile il raggio d’informazione. Dalla carta, che non cesserà di restare un veicolo primario, alla rete, potenzialmente senza confini.

Il prodotto è la mappa della ‘ndrangheta lecchese disponibile on-line, a portata di tastiera, con la precisa collocazione spaziale grazie a Google-maps. A sinistra troverete i titoli dei beni, delle aziende, delle società, degli immobili confiscati, ciascuno catalogato per colore. Al centro la mappa, consultabile per via satellitare. A destra la descrizione del punto considerato. La visita è facilitata dai sei punti guida che rappresentano i “capitoli” di questa modesta piantina antimafia, basterà cliccare sopra ognuno per restringere il campo di ricerca della banda scorrevole a sinistra.

Ibeni confiscati (nel colore delle due mappe cartacee realizzate negli anni scorsi). L’inchiestaWall Street dei primi anni ’90, componente essenziale per comprendere lo sviluppo della ‘ndrangheta lecchese. L’inchiestaOversize, primi anni Duemila, sulla “nuova reggenza” della famiglia Trovato, egemone sul nostro territorio. L’inchiesta Infinito-Tenacia, del luglio 2010, sull’imprenditoria mafiosa lombarda e quindi, di riflesso, lecchese. I luoghi simbolo, slegati da operazioni giudiziarie ma fondamentali per una corretta comprensione del fenomeno. Ed infine “tutti i luoghi”, per tornare ad una consultazione complessiva.

Oggi, 23 maggio 2012, a vent’anni dalla strage di Capaci, nel grigiore, nell’inflazionata indignazione, nell’impotente attesa, nell’antimafia da avanspettacolo, è il massimo che possiamo dare: nulla di straordinario, come sosteneva Giovanni Falcone, quanto un ordinario e sincero contribuito di dignità.