Punto della situazione a firma del Comitato lecchese per l’acqua pubblica

IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

COMITATO DELL’ACQUA E DEI BENI COMUNI

Dopo il successo, anche a livello provinciale, della raccolta di firme sul progetto di legge di iniziativa popolare, siamo entrati nella fase più “complicata”: quella di far recepire alle varie istituzioni, anche locali, i principi fondamentali della legge, cercando di non perderci nei meandri della burocrazia, o del tecnicismo

Il nostro riferimento a livello locale è l’ATO di Lecco, che il 20/12/2007 ha approvato il Piano d’Ambito, nel quale si prevede, tra l’altro (cap. 5, par 3), la costituzione di:

1) una società patrimoniale pubblica, proprietaria degli impianti e delle reti;

2) una società di erogazione dell’acqua che, come previsto dalla legge della R. Lombardia, dovrà essere messa a gara (fortissima la probabilità che diventi privata).

Per contrastare questa scelta avevamo chiesto ai Sindaci dei comuni dell’ATO di Lecco di presentare un emendamento per stralciare l’intero cap 5.3; purtroppo nessun Sindaco si è fatto promotore di questo emendamento!

C’è però da notare che, probabilmente anche a seguito delle nostre iniziative, lo stesso ATO di Lecco ha previsto la possibilità che le due società (patrimoniale e di erogazione) ridiventino una società unica, interamente pubblica, qualora la legge lo consenta.

Si rimane quindi in attesa della definizione del quadro normativo, ed in particolare:

a) moratoria di 12 mesi, approvata dal Parlamento, sugli affidamenti alle società degli impianti e della gestione dei servizi idrici;

b) ricorso alla Corte Costituzionale da parte del Consiglio dei Ministri contro parte della legge della R.Lombardia;

c) proposta di referendum abrogativo di parte della legge della R.Lombardia, promosso da più di 100 Consigli Comunali lombardi.

Se tutto procede per il verso giusto andremo quindi nel senso auspicato dalla legge di iniziativa popolare? Nella migliore delle ipotesi solo in parte.

La società patrimoniale promossa dalla Provincia di Lecco è “LARIO RETI HOLDING s.p.a.”, che accorperà le varie società attualmente esistenti (ACEL, RIO TORTO, CIAB, ecc), che comprendono anche l’erogazione del gas, ( che successivamente verrà scorporato).

Perché siamo contrari a questa ipotesi? Perché la costituzione di un società per azioni, anche se interamente pubblica, prevede la realizzazione di profitti, quando invece uno dei principi della legge di iniziativa popolare è che l’acqua sia un bene pubblico non mercificabile.

Ma c’è di più: i promotori della Lario Reti Holding s.p.a. prevedono fin d’ora successive fusioni con società analoghe, a livello regionale, con l’intento di formare un’unica società regionale (alla faccia della possibilità di partecipazione delle realtà locali, e con il rischio concreto di finire come l’ACEA di Roma che fa investimenti speculativi in diverse parti del mondo).

Vorremmo ribadire a questo punto le nostre proposte:

1)costituzione di un’unica società proprietaria degli impianti e delle reti, e che si occupi anche dell’erogazione a livello provinciale;

2) la forma societaria deve essere interamente pubblica, come minimo “in house”, ma si apre anche la possibilità di costituire un società di diritto pubblico, come previsto dalla legge di iniziativa popolare.

Permetteteci ora, al di là di ogni volontà polemica, una richiesta di chiarimento soprattutto ai Verdi locali: non riusciamo a capire come si possa essere fra i promotori di quella legge di iniziativa popolare, e nello stesso tempo, contribuire a formare un a s.p.a. per la gestione del servizio idrico.

Un altro punto dolente che ci vedrà impegnati con l’ATO di Lecco, sarà quello della formazione della quota tariffaria.

Anche qui vorremmo ribadire le nostre proposte:

1) 50 litri al giorno per persona gratuiti, come da proposta di legge di iniziativa popolare. In attesa della sua approvazione, il costo può essere recuperato maggiorando la tariffa del consumo superiore ai 50 litri quotidiani a persona;

2) Incentivare il risparmio di acqua, ovvero aumento della tariffa all’aumento dei consumi;

3) Applicazione di un centesimo/metro cubo da destinare a progetti di cooperazione internazionale per l’approvvigionamento idrico;

4) Coinvolgere nelle definizione delle tariffe le parti sociali.

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