Cave a Lecco, il parere dell’assessore all’Ambiente

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(Vittorio Campione, assessore all’Ambiente del Comune di Lecco. La foto è tratta da Lecconews)

“È un ragionamento provinciale impedire di scavare nelle nostre cave, mi aspetto che la Regione scelga bene dove cavare, senza intaccare zone, come il Cornizzolo, che sono state letteralmente rovinate. Abbiamo chiesto inoltre alle aziende che scaveranno qui di sistemare poi la montagna, per far sì che dopo anni si possa vedere un bel panorama. In più daranno un contributo al Comune che potremo utilizzare per sistemare scuole o parchi. Una compensazione insomma”.

Queste le parole rilasciate a Lecconews da Vittorio Campione, vicesindaco e assessore all’Ambiente del Comune di Lecco. L’assessore a sua insaputa si è dimenticato di aggiungere che chi, come noi, ha richiesto la revoca del nuovo piano cave (11,7 milioni di metri cubi da qui al 2033 nella sola città di Lecco, sul monte Magnodeno, che rappresenta l’85% dell’intero cavato in Provincia) non punta affatto a “impedire di scavare nelle nostre cave”. Per un motivo molto semplice: c’è già un piano cave (2001), di durata ventennale, che non è scaduto e del quale manca oltre il 50% di materiale residuo, 5 milioni di metri cubi tutti a favore dei poveri cavatori. Se avesse letto la proposta di nuovo piano, l’assessore si sarebbe poi accorto che i fabbisogni indicati dai redattori del documento, che determinano successivamente le quantità riconosciute dalla Provincia di Lecco alle aziende, non sono frutto di alcuna verifica terza (sul mercato, sul cavato precedente, sulla destinazione dei materiali) ma semplicemente stimati al fine di “soddisfare” le ditte. Una scelta al di fuori della normativa regionale, come abbiamo ampiamente mostrato nelle 54 pagine delle nostre osservazioni. Il Comune di Lecco, però, ne ha presentate -solo perché è obbligato- quattro. Chi è “provinciale”, dunque? Chi si batte carte e dati di fatto alla mano o chi racconta ai cittadini che dopo il cratere sorgerà “un bel panorama”?

Ricordiamo poi che il Cornizzolo (Civate) è stato stralciato dalla proposta di nuovo piano cave provinciale in data 28 novembre 2012. Non che questo rappresenti una definitiva rassicurazione, ma è ridicolo che l’assessore Campione, che nulla disse a suo tempo sul monte Cornizzolo, oggi finga di spendersi per qualcosa che è già salvaguardato, grazie all’azione dei comitati cittadini e non del capoluogo.

Inoltre, giusto per evitare in futuro figuracce all’impreparato, le montagne non si “sistemano”, al limite si difendono. Non sono di pongo, sono di roccia. E se la scavi (la roccia), la montagna non c’è più. Un po’ come la credibilità dell’assessore all’Ambiente e vicesindaco.

Qui Lecco Libera

5 pensieri riguardo “Cave a Lecco, il parere dell’assessore all’Ambiente

  • 1 Giugno 2013 in 21:48
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    Caro Duccio, ti reputo troppo intelligente e preparato per cadere nel facile gioco dei personalismi. Le parole virgolettate non mi appartengono, anche perché non ho rilasciato nessuna dichiarazione a Lecconews, mi sembrano una semplificazione imperfetta di ragionamenti molto più complessi. Il piano cave non è una creazione dell’assessore Campione, ma una proposta della Provincia che deve essere sottoposta al vaglio della Regione. Il lavoro fatto in questi mesi dalla Giunta e dalle commissioni consiliari ha prodotto un parere e una serie di osservazioni, approvati dal consiglio Comunale con un solo voto contrario e l’inspiegabile astensione del PdL. La delibera approvata giovedì scorso mira a al corretto ripristino dei siti, alla modifica delle quantità, modalità e tempi di escavazione e alla definizione delle compensazioni. Non è detto che queste richieste verranno recepite dalla Provincia o dalla Regione, ma vogliono essere un segnale forte che coniughi la tutela dell’occupazione e il rispetto dell’ambiente. In ogni caso, il ragionamento sulle cave è troppo complesso per essere esaurito in un breve commento ad un post, quando volete sono disponibile per un confronto approfondito e basato su dati reali e tangibili. Ps il piano l’ho letto, eccome.

  • 2 Giugno 2013 in 09:44
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    Caro assessore, ti rispondo a titolo personale anche se lo scritto cui hai replicato è frutto di un lavoro collettivo.
    Tralasciamo ogni aspetto polemico e stiamo, come giustamente dici, ai dati reali e tangibili. Raccogliendo la tua disponibilità, ti rivolgo di seguito alcune semplici domande cui ti chiedo una risposta netta, pubblica, trasparente.

    1. Perché la direzione competente del Comune di Lecco (Ufficio Ambiente) non ha ancora pubblicato le determinazioni dirigenziali relative agli oneri di escavazione incassati dal Comune a seguito dell’attività estrattiva degli ultimi due anni (2011, 2012)? Se ne hai avuto copia, il cavato degli ultimi anni delle tre cave lecchesi è superiore, inferiore o pari al volume che si appresta a riconoscere la Provincia di Lecco nel nuovo piano cave, con l’avvallo del Comune di Lecco?
    2. Perché ti ostini, anche nel messaggio di risposta, a dire che il Comune mira “alla modifica delle quantità” indicate nel Nuovo piano cave? Potresti indicarmi il passaggio delle vostre osservazioni/parere dove per le tre cave lecchesi tale richiesta è esplicitata? Nella cava Cornello (200mila mc in 20 anni la proposta) chiedete la stessa quantità ma in 5 anni. Nella cava Vaiolo Alta non toccate le quantità. Nella cava Vaiolo Bassa, dopo un’apparente richiesta di riduzione -anche se non dettagliata-, chiedete che venga scavata prima la parte C1 e poi la C2. Ma non chiedete nei fatti alcuna riduzione. Perché continuare a dipingere una realtà che non c’è?
    3. Perché siete favorevoli alla riapertura di un piano cave quando quello vigente non scaduto (2021) registra un “residuo” pari al 50% circa, per 5,4 milioni di metri cubi?
    4. Perché non avete eccepito il vizio di fondo di questo nuovo piano, costruito per “soddisfare” i fabbisogni “dichiarati” dalle aziende, senza prevedere perciò alcun ruolo terzo dell’Ente pubblico, chiamato a contemperare gli interessi individuali a tutela di quello pubblico?
    5. Perché l’occupazione dei siti produttivi dovrebbe essere messa in dubbio dalla non concessione di un inutile piano cave quando uno vigente è già esistente e non ancora scaduto?
    6. Perché la commissione competente non ha discusso, nonostante fossero state protocollate alla sua attenzione, le nostre precise e documentate osservazioni?
    7. Perché la stessa commissione nulla ha riferito delle contro-osservazioni formulate da Qui Lecco Libera alle quattro pagine scarne redatte dalla Giunta?
    8. Se e solo se confermato, potresti spenderti affinché venga reso pubblico il verbale dell’incontro avuto dal Comune di Lecco con la ditta Unicalce nelle scorse settimane?

    Ti ringrazio, attendo un riscontro. Df

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  • 25 Giugno 2013 in 15:31
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    Che bella la zona di lecco anni fa.
    spero che una nuova legge imponga l’obbligo di risarcimento danni (con denaro non pubblico) a chi firma l’avvio di lavori sul territorio a scapito della sicurezza. ritengo che i cittadini all’interno o nelle vicinanze del sito incriminato, in caso di calamità, siano considerati a tutti gli effetti parte lesa , quindi nel giusto alla richiesta di parte civile.

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