Mafia a Lecco


La contestazione a Marcello Dell’Utri

30 agosto 2010

Marcello Dell’Utri contestato duramente al “Parolario di Como”. Poveretto, han denunciato i vermi.

Non si fa!, ciascuno ha diritto di esprimersi. Che sia poi un cultore dell’omertà e un falsario poco importa. Ha detto bene il fine moderatore dell’incontro: “L’altro giorno ho presentato un libro con Capanna (Mario Capanna, ndr) e non è successo nulla, di cosa vi lamentate?”. Bel paragone, chissà come si sentirà l’interessato. Dinanzi alle critiche furiose, Marcello, che è uomo di mondo, ha fatto spallucce. Fosse stato per lui, uomo di un certo mondo, avrebbe continuato sereno ad insultare la Resistenza, elogiando mafiosi e furfanti.

Ci avvicina un questurino, particolarmente manesco, e ci fa: affari vostri, avete parlato con il voto. Un giurista di scuderia con il marsupio ed il prurito alle mani, che spettacolo! Che lo si paghi di tasca nostra è affar secondario. Da un lato, però, ha ragione: ce lo meritiamo.

Como pareva altrove, non l’Italia che ci sbatte in faccia tutti i giorni. Ragazzi come noi, senza bandiere dietro cui nascondersi, con la testa e la faccia, in prima linea ad affermare un principio sacrosanto: adesso basta! Loro occupano i media, facendo a brandelli concorrenza e pluralismo? E noi ci prendiamo il diritto di dirglielo in faccia quanto fetore emanano le loro coscienze.

Un giovane berlusconiano, avrà avuto vent’anni, se l’è presa: la fate troppo semplice, voi e i vostri libretti. Quale libretto?, un po’ di riguardo. “Dossier Mangano”, Kaos edizioni, è un presente per il Senatore. E’ autentico, potrebbe persino completarlo – data l’esperienza. Nulla di fatto, un cagnetto ci rifila pure un colpo alle spalle per farcelo cadere.

Oltre al metà-poliziotto-metà-guardaspalle, il personaggio più gradito è stato un signore distinto, avanti con l’età, con un foulard, a braccetto con figlia e nipoti. Al termine della gazzarra ci si avvicina, quasi intimidito. Aveva con sé degli appunti sul fascismo, probabilmente vissuti oltreché riassunti. Le leggi razziali, la guerra, Matteotti, la marcia su Roma. In primis ci ammonisce: avrei preferito un dibattito più tranquillo, mi ero preparato delle domande. Poi ci sorride: meglio così, avete fatto la cosa giusta.

Un applauso anche alle “forze dell’ordine” comasche. Non vorrei che il Questore si trovasse domattina gli scatoloni sulla scrivania. Altro che “trattamento Bocci”. Nicolò, Ago ed io abbiamo svolto lo striscione (e che striscione) recante “Marcello, baciamo le mani”. Ce l’hanno levato (con le brutte) ed è finita lì. Identificazione? Manco per sogno. Dritti in questura? Nemmeno.

Per chi s’è fatto qualche altra immersione nell’onorevole guano, questo trattamento è sembrato pure troppo soft. Ma come?, niente colpi proibiti?

C’è stato spazio anche per il rituale insulto alla Dell’Utri: sei solo un coglione. Per adesso ho accumulato un debito con il Senatore a due “coglione”. Al terzo potrei vincere un soggiorno a casa Verdini, magari si parlerà di legittimo impedimento.

Duccio Facchini

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Marcello, baciamo le mani

30 agosto 2010

A breve aggiornamenti.

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E’ successo – Lecco, 17 luglio ’10, “Ricordare per Resistere”

18 luglio 2010

17 luglio 2010 il paese della vergogna Daniele Biacchessi

17 luglio 2010 il paese della vergogna Daniele Biacchessi

17 luglio 2010 il paese della vergogna Daniele Biacchessi

17 luglio 2010 il paese della vergogna Daniele Biacchessi

17 luglio 2010 il paese della vergogna Daniele Biacchessi

17 luglio 2010 il paese della vergogna Daniele Biacchessi

Qui Lecco Libera

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Stasera: “Il Paese della Vergogna”

17 luglio 2010
17 luglio 2010 il paese della vergogna

17 luglio 2010 il paese della vergogna Daniele Biacchessi

Qui Lecco Libera

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Il Coisp difende Alberto Valsecchi

16 luglio 2010

Cito per esteso il nome del collega per il solo fatto che tale nome è stato ripetutamente “stuprato” in un articolo del Giorno del 15/07/2010 a firma di D.D. (io preferisco usare le iniziali di tale giornalista, al fine di non rovinarne la reputazione): si è sempre molto attenti ad usare per esteso il nome ed il cognome dei delinquenti o dei sospettati di reato; evidentemente è un’etica che si ritiene non valga per gli Operatori di Polizia, di cui si tende a dare (volentieri e per esteso) in pasto all’opinione pubblica il nome e cognome. Da questa vicenda il Sovrintendente Valsecchi, responsabile della Squadra di Polizia Giudiziaria della Sezione Polstrada di Lecco, uscirà a testa alta, in quanto uomo dalla grande perizia professionale e dirittura morale.

Un Operatore di Polizia dal quale si dovrebbe prendere esempio per la dedizione e l’impegno che ne hanno contraddistinto in questi anni l’attività lavorativa, come testimoniano le operazioni di Polizia Giudiziaria di cui è stato protagonista (in positivo) e come testimoniano i numerosi encomi ed i numerosi riconoscimenti datigli dalla Polizia di Stato”. Così Gaspare Liuzza commenta oggi l’articolo del Giorno dal titolo “Ndrangheta, dalle telefonate spunta un poliziotto”, in cui viene dipinto un quadro fosco che vedrebbe tra i soggetti coinvolti in un’indagine relativa alla criminalità organizzata il Sovrintendente Valsecchi. “Qui si sta parlando di un uomo che lavora con passione e professionalità indiscusse agli occhi dei colleghi e dei superiori: un poliziotto efficace che si è sempre dedicato con straordinario impegno personale al suo lavoro.

Eppure, anche se nessuna contestazione penalmente rilevante al momento è stata mossa nei confronti di Valsecchi (come correttamente afferma il giornalista D.D.), oggi il suo nome e cognome sono in piazza, esposti alla pubblica gogna: il tutto nonostante allo stato attuale non siano stati accertati fatti penalmente rilevanti imputabili al collega. Il Co.I.S.P. – conclude Liuzza- è indignato sulle forme e sui modi per i quali il nome del collega è balzato nella bocca dell’opinione
pubblica e si chiede come questo possa essere avvenuto, chi ha fornito informazioni alla stampa, quale ruolo extraprofessionale gli si voglia affibbiare, dal momento che lo stesso non sembra risultare sino ad ora in alcun registro degli indagati. Saremmo invece lieti che il suo nome fosse associato alla professionalità, ai tanti successi ottenuti, alla dedizione con la quale ha sempre compiuto il suo lavoro”. Con gentile preghiera di pubblicazione e diffusione.

IL SEGRETARIO GENERALE PROVINCIALE CO.I.S.P. DI LECCO  DOTT. GASPARE LIUZZA

Questo è il comunicato diffuso in queste ore dal Sindacato di Polizia Coisp, sottoscritto dal Segretario Generale Gaspare Liuzza. Dal momento che, insieme a “Il Giorno”, abbiamo scritto del “Sovrintendente Valsecchi”, sentiamo il dovere di fornire una replica stringata ma decisa. Sbaglia il Coisp quando lamenta “stupri” o invoca ad alta voce la sostanziale censura dell’identità del coinvolto (non indagato). Le iniziali avrebbero sanato il pastrocchio nel quale s’è infilato Valsecchi? Inoltre, ed è la domanda di fondo: perché un “uomo dalla grande perizia professionale e dirittura morale” sente il bisogno di contrattare più o meno velatamente con un impresario come Ivano Perego la promozione presso la neonata Polizia monzese? Non è in discussione la caratura del professionista, quanto la credibilità intrinseca di chi – in cambio di “una contropartita” dicono i magistrati – spende tempo nel richiedere spintarelle attraverso il cancerogeno apporto dell’”elemento politico”. E’ probabile, e l’abbiamo scritto, che non vi sia nulla di penalmente rilevante nel pianificare promozioni a tavolino al posto che lavorare con “dedizione e impegno”; non si può però ignorare il livello di credibilità, responsabilità e trasparenza che viene prima di qualunque risvolto penale. Richiamarsi al silenzio da imporre alla stampa non ci pare una soluzione intelligente. Forse il problema sta da un’altra parte.

Qui Lecco Libera

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‘Ndrangheta a Lecco: Ivano Perego, quell’amico in Polizia e la gioia per “il Presidente”

15 luglio 2010

Tutte le persone coinvolte e/o citate a vario titolo sono da ritenere innocenti fino a sentenza definitiva.
D.F.

Guardie e ladri. Guardie ladre. Guardie che parlano al telefono con i ladri. Ladri che promettono promozioni alle guardie. Cellulari che squillano mentre s’apparecchiano torbidi accordi tra chi, teoricamente, dovrebbe combattersi. Ne sa qualcosa Ivano Perego, tassello fondamentale della maxi-inchiesta di ‘Ndrangheta in Lombardia e non solo di questi giorni. Gli inquirenti lo descrivono come “partecipe” dell’associazione mafiosa poiché come “amministratore delle società del Gruppo Perego acconsentiva e favoriva l’ingresso in società di STRANGIO Salvatore; richiedeva l’intervento di quest’ ultimo per indurre imprenditori concorrenti a ritirare le offerte ; intratteneva rapporti privilegiati sia con esponenti politici che con pubblici dipendenti, al fine di ottenere , anche a mezzo di regalìe ed elargizioni di somme di denaro, l’aggiudicazione di commesse pubbliche, sia in generale affinchè la PEREGO fosse favorita nei rapporti con la pubblica amministrazione; dava direttive ai dipendenti ed organizzava lo smaltimento illecito di rifi uti, anche tossici, derivanti da bonifi che e demolizioni di edifi ci in discariche abusive”. Parole che pesano come pietre, alla luce della solidità del procedimento fondato interamente sull’utilizzo delle intercettazioni (telefoniche e ambientali).

Il contatto con i colletti bianchi e parti delle istituzioni sta al malaffare come l’ossigeno per gli esseri viventi. E’ indispensabile. E’ necessario. Occorrono diversi lasciapassare per trascorrere in tranquillità un’esistenza come quella di Ivano Perego. Uno dei tanti e generosi alleati – stando alle carte del procedimento – si chiama Alberto Valsecchi, Ispettore della Polizia di Stato di Lecco.

Andiamo con ordine. E’ il 5 maggio 2009 quando lo sgherro del boss Salvatore Strangio, tal Tommaso Ghezzi, telefona piuttosto risentito all’amico “Ivano”. L’oggetto della discussione è il solito problema delle multe inflitte ai camion dell’impresa del gruppo Perego. Il Presidente insospettabile conosce bene i suoi contatti. “Ivano” è un tipo esperto, per questo catechizza il Ghezzi: la competenza è lecchese, bisogna sentire Alberto Valsecchi.

Il 12 giugno 2009, pochi giorni dopo la schiacciante goleada del Popolo della Libertà alle elezioni provinciali ed europee, viene intercettata sull’utenza di Ivano Perego una strana telefonata tra l’imprenditore “partecipe” e prestanome e l’Ispettore Valsecchi. Sono le otto e venti e il secondo si congratula con il primo per il risultato storico.

omissis

VALSECCHI: adesso che hai vinto le elezioni basta eh
PEREGO: hai visto abbiamo vinto cazzo in tutto figa, VITO ha vinto, eh NAVA ha vinto a Lecco io ieri ero già da NAVA dal Presidente a fare una chiacchierata, abbiamo vinto tutti noi
[...]
VALSECCHI: si si si vuole la sicurezza poi capito, è importante e d’altronde
PEREGO: farò una festa anch’io in azienda tra venti giorni quando c’è tutto a posto
[...]
PEREGO: invitiamo Vito BONSIGNORE, NAVA e tutti quelli che hanno vinto
VALSECCHI: invece l’altra sera ero fuori a bere due birre con CLAUDIO e mi ha detto,
[...]

omissis

Non è reato festeggiare, per carità. E’ curioso, però, che a farlo siano l’imprenditore Perego e il poliziotto Valsecchi. Nemmeno ricevere un imprenditore per “fare una chiacchierata” dopo la vittoria elettorale. Del resto fa sorridere sentir parlottare di “sicurezza” e “giovani” quei due. Chissà che si saranno detti, qualora l’incontro fosse avvenuto, il Presidente Daniele Nava e l’amico di Salvatore Strangio – Ivano Perego. Il rapporto tra Perego e Bonsignore, europarlamentare Pdl fuoriuscito dall’Udc nonché vecchia conoscenza della Banda Unipol, è un’altra pagina da scoprire di questa zona grigia tendente al “gelatinoso”. L’ultima domenica di maggio ’09 (il 24), viene organizzata infatti una festa elettorale, dicono i magistrati, motivata “dalla presenza di alcuni politici in campagna elettorale”. Ci sono Emilio Santomauro, Antonio Oliverio e – in seguito – pure Vito Bonsignore. Perego ha tutte le caratteristiche per ingraziarsi chiunque. Poco dopo il party tra politici e impresari, Santomauro scrive un dolce sms all’amico Ivano per congratularsi dell’effetto stranamore sortito sull’europarlamentare siciliano: “Mi appena detto che Sei entrato nel suo cuore! Complimenti! Ti voglio bene! Tuo Emilio”. Il “contatto Bonsignore”, si felicita Perego, tornerà utile in materia di appalti e collaborazione con l’Impregilo.

Torniamo a Valsecchi. Chi è quel “Claudio” di cui parla l’Ispettore Valsecchi? E’ Claudio Perego, fratello di Ivano e tramite con il fedele Valsecchi. Il contenuto della lunga conversazione, di seguito riassunta, ricostruisce perfettamente il rapporto do ut des che intercorre tra il ladro e la presunta guardia. Valsecchi, scrivono i magistrati, vorrebbe “avere un incarico dirigenziale nell’ambito di una costituenda forza di polizia della Provincia di Monza”. Perego si attiva e nomina un tale “Antonio”, certamente Antonio Oliverio, “noto ad entrambi gli interlocutori – come possibile referente politico della operazione”. E’ del tutto evidente, ancora, “che questo tipo di “favori” prevedono una contropartita”.

omissis

VALSECCHI: senti un pò sei te che ti chiamavo, conosci un pò l’ambiente, io siccome ho seguito un pò le vicende della Polizia Locale quella Provinciale di Lecco no, sai che su … come è stata costituita così no, ero interessato a capire un pò come funzionava, come funzionerà, visto che adesso hanno istituito la Provincia Monza, la Polizia Provinciale di Monza, voglio dire sarà una bella struttura, non
[...]
PEREGO: mi ha accennato CLAUDIO qualcosa, io gli ho detto CLAUDIO guarda lo dico al mio amico qua non c’è problema, vediamo come gestire la roba, io ..
VALSECCHI: esatto, io poi magari ti faro avere ti preparo un curriculum mio così almeno chi non miconosce così c’è la mia storia, io sinceramente dove sto, sto molto bene, gestisco del personale
PEREGO: cioè vorresti passare di grado, …inc.. giù come tutti che cavolo
[...]
PEREGO: facciamo una chiacchierata
VALSECCHI: si si si va bene
PEREGO: o veniamo su noi a Lecco in Questura, o vieni tu giù da me dai
[...]
VALSECCHI: a me interessava appunto il discorso ad andare a dirigere una cosa del genere, chiaramente …inc…
PEREGO: poi hanno vinto Monza, ha vinto la destra, il Popolo della Libertà tutto lì è non c’è problema
[...]

omissis

[...]
PEREGO: oggi ti chiamo, oggi lo sento l’ANTONIO e ti chiamo
VALSECCHI: va bene, anche quello che posso, poi così se magari lui l’elemento politico
PEREGO: se dovono farlo devono farlo adesso tanto che devono decidere
VALSECCHI: devono costituirla, io capito io so anche , io conosco, io conosco anche su tutto l’ambito di dico di Monza di Lecco, di Milano i personaggi validi che tu dici [...]

La contropartita è sfaccettata. Una volta Valsecchi si fa delegare dai colleghi di Milano per sostenere lui l’interrogatorio con quelli del Gruppo Perego per una storia di sequestro di escavatori. Ancora è sempre l’Ispettore il contatto giusto per cercare di cacciare Salvatore Strangio dalla Perego a seguito di controlli ritenuti da Ivano Perego e soci come pericolose avvisaglie. Infine, nell’aprile ’09, Valsecchi s’inventa segugio al contrario. Ivano Perego è con altri tre sodali in Sardegna per visionare dei terreni. L’Anticrimine di Cagliari li sta pedinando. Ad un certo punto i controllati si accorgono e pensano bene di chiamare il controllore, Alberto Valsecchi. Annotano i magistrati: “Alle ore 15.28199, PEREGO chiama il fratello Claudio, chiedendogli di prendere nota di un numero di targa per farla controllare, ma il fratello non ha da scrivere”; “Alle ore 15.29200, tra PEREGO e PAVONE, nel corso della quale PEREGO chiede all’interlocutore se abbia rilevato il numero di targa della macchina che sta seguendo lui, poiché sta chiamando la Questura di Lecco con l’intenzione di risalire agli intestatari delle vetture per parlarne poi con STRANGIO”; “Alle ore 15.34202, PEREGO conversa con la moglie CORTI Maria Chiara, alla quale spiega l’accaduto dicendo aver preso i numeri di targhe ed aver chiamato Pasquale “quello su là… l’amico di Claudio…” e la donna comprende”.

E’ probabile che non vi sia nulla di penalmente rilevante in questa triste storia di incroci pericolosi. Lo sanno bene i magistrati che infatti scrivono: “le verifiche sulla possibilità di addebitare al Valsecchi specifiche condotte di rilievo penale sono ancora in corso”. Certo è, continuano i magistrati, che “il rapporto con l’ispettore si inserisce un quella zona “grigia” di scambi e favori con soggetti istituzionali che, se pure con contributi apparentemente minimi rispetto a ciascuna specifica vicenda, alimenta la complessiva capacità della organizzazione di percorrere strade in grado di procurare illeciti vantaggi su ogni piano”.

Duccio Facchini

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‘Ndrangheta a Lecco: la maxi operazione “Il Crimine”

14 luglio 2010

L’hanno definita un “colpo mortale”, un “inedito documentario sulla ‘Ndrangheta”, una “rivoluzione”: questo il profilo dell’inchiesta “Il Crimine”, coordinata tra gli altri dal Pm Ilda Boccassini, portata avanti dalle procure di Reggio Calabria e Milano. Trecento arresti di cui centosessanta soltanto nel capoluogo dove “la mafia non esiste” (il Prefetto milanese Gian Valerio Lombardi docet). I grandi canali di informazione ne stanno in queste ore sviscerando i particolari, i riti, i termini, i referenti politici (alcuni) e i settori d’influenza.

Anche i media locali, tra cui la Provincia di Lecco e MerateOnLine, hanno dedicato spazio (più o meno risicato) alla vicenda. Sì perché anche la tranquillissima cittadina lecchese è coinvolta, interessata in maniera assai pronunciata da quella che gli ignoranti (o i furbi) chiamano “pericolosa infiltrazione mafiosa”. In realtà il sistema è ben oliato, da parecchio. Nel nostro piccolo, senza voler ambire al “capo dei capi” Oppedisano, riscontriamo non dalla mattinata di ieri la presenza in città della cosca del boss Franco Trovato. Detto questo, è bene concentrarsi sul solito aspetto troppe volte snobbato dalla stampa locale. La domanda è questa: chi sono e cosa fanno gli otto arrestati nel Lecchese?

Prima di tutto i nomi e i cognomi. Massimiliano Croci, classe ’71, nato a Carate Brianza. Michele Oppedisano, classe ’69, rosarnese residente a Bosisio Parini. I due Varca, Pasquale e Francesco, rispettivamente del ’63 e del 1985 – residenti a Bosisio Parini. Cosimo Vallelonga, classe ’48, nato a Mongiana ma residente a Perego. Francesco Riillo, pure lui residente a Bosisio Parini e fresco ventiduenne (classe ’88). Giuseppe Tedesco, anche lui degli anni ottanta (’83), residente a Giussano. Infine, ma non per scarsa importanza (anzi), Ivano Perego, classe ’72, proprietario della Perego Strade, gentilmente trasformatosi in prestanome del boss Salvatore Strangio (con gli appalti manteneva 150 famiglie).

Le due “locali” (‘ndrine) che interessano la nostra città corrispondono a quelle di Erba e Canzo. Della prima se ne occupavano Michele Oppedisano (emissario del Capo della ‘Ndrangheta, Domenico) e Giovanni Varca. Il piccolo comune di Canzo era invece terra di Luigi Avona, già nominato su questo blog in quanto legato alla figura di Giuseppe Gigliotti e Federico Pettinato (procedimento Oversize).

Fatta questa premessa ecco l’approfondimento sulle attività economico-imprenditoriali dei protagonisti della retata.

Ivano Perego, responsabile della “Perego Strade” di Costa Masnaga, della “Costruzioni Alpe Srl” sempre di Costa Masnaga, della “Perego Holding Spa” di Milano, della “Perego General Contractor” di Milano, della “Essepi Srl” di Cantù e della “Perego Group Snc di Mondin Marco e C.”.

Massimiliano Croci, socio accomandatario della “Croci Sas di Croci Massimiliano e C.”, con sede a Barzago in via Antonio Gramsci attiva nel settore del commercio all’ingrosso di articoli in ferro e altri metalli, sindaco supplente della cancellata “Cooperativa Edilizia Aldo Moro Spa” con sede a Briosco.

Cosimo Vallelonga, amministratore unico e poi liquidatore del “Centro Risparmio mobili Pisano Srl” di Cremella, via Martiri della Libertà 14, consigliere fino al 2003 della “Blue Ribbon Srl”, attiva a Sirtori in quanto “sale giochi e biliardo”.

Francesco Varca, nato a Cariati (Cosenza), titolare firmatario della “Varca Francesco” – attività mista di coltivazione agricola e allevamento di animali, con sede a Bosisio Parini in via Calchirola; inoltre è stato amministratore unico e Presidente del Cda della “D.B. Spedizioni” con sede a Sellia Marina (Catanzaro) in via Incimino.

Pasquale Giovanni Varca, nato ad Isola di Capo Rizzuto (Crotone), direttore tecnino e amministratore unico della “D.B. Spedizioni” (Sellia Marina (Catanzaro) in via Incimino), direttore tecnico e socio accomandatario della “Varca Trans” in Piazza Trieste di Isola di Capo Rizzuto (demolizione di edifici). Stesso settore – quello della demolizione di edifici – anche per la “Pa. Va trasporti di Varca Pasquale Giovanni e C.” di Isola di Capo Rizzuto. Pasquale Varca è attivissimo: titolare firmatario della cancellata “Autotrasporti di merci in conto terzi e movimento terra di Pasquale Giovanni Varca” con sede legale nella solita cittadina calabrese in provincia di Crotone. Infine, per non farsi mancare nulla, socio amministratore della “Ecologica Calolziese Snc” con sede a Lecco in via Lucia 29 (trasporto merci su strada).

Michele Oppedisano e Francesco Riillo, inizialmente irreperibili nel portale della Camera di Commercio, sono saltati fuori nell’approfondimento riguardo l’impresa “Ecologica Calolziese Snc” con Pasquale Giovanni Varca socio amministratore e tal Filippo Faraone come direttore tecnico. Ecco dunque comparire Oppedisano e Riillo come “soci amministratori” cessati nel marzo 2009 e dunque soci di fatto di Varca.

Di Giuseppe Tedesco non è stato possibile – al momento – riscostruire il curriculum imprenditoriale.

Duccio Facchini

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“Salviamo Wall Street” – la consegna delle 2390 firme al Sindaco

7 luglio 2010

Lunedì 5 luglio abbiamo incontrato il sindaco di Lecco Virginio Brivio per consegnargli ufficialmente le 2390 firme raccolte in città sul testo della petizione intitolata “Salviamo Wall Street”. Al Sindaco, accompagnato dall’Assessore comunale alle Politiche Sociali Ivano Donato, abbiamo poi lasciato una copia del documentario, da noi curato qualche mese fa, inerente all’ex pizzeria di Via Belfiore.

Dopo una breve parentesi introduttiva sul contenuto della raccolta di firme, non abbiamo esitato a sollevare le nostre perplessità circa l’operazione di “scambio” avvenuta fra la Prefettura ed il Comune di Lecco.

La posizione “personale” del Sindaco Brivio – che possiamo immaginare esser la stessa della Giunta – non prevede alcun “ritorno al passato”. Quel che è fatto è fatto, verrebbe da dire.

La ex pizzeria “Wall Street”, passata di mano durante la reggenza commissariale, deve restare alla Prefettura. Il bene “Giglio” e l’appartamento di Via Adamello, l’altra parte dello “scambio”, resteranno anch’essi nell’odierna gestione del Comune di Lecco.

Il problema delle ipoteche, da noi sollevato e portato all’attenzione dell’Assessore Donato, avrà certamente dei risvolti problematici. I cosiddetti “gravami”, infatti, saranno previsti come “costi” aggiuntivi delle operazioni di risanamento e rilancio del “Giglio” e dell’appartamento di via Adamello. Dinanzi alla nostra richiesta di pronunciare un giudizio ex post sul pasticcio amministrativo, il Sindaco Brivio ha preferito – per “correttezza istituzionale” – rifarsi al celebre “no comment”.

Chi sanerà il debito verso le banche (1 miliardo e mezzo di vecchie lire)? Ovviamente il Comune. “Risponderemo in base allo stato del bene che ci ritroviamo”, ha detto il Sindaco Brivio, che poi ha precisato: “se l’ipoteca è tarata su un bene che vale trecento e io lo ritrovo a cento, io rispondo di cento”.

Bloccare lo “scambio” per riaprire l’iter partecipativo a favore di associazioni operanti sul territorio lecchese per l’utilizzo dei 500 mq del “Wall Street”, revocando quindi il “pastrocchio”, non è, per l’Assessore Donato, che un “comodo ritorno al passato”. Il progetto del centro per anziani a Pescarenico è già stato avviato ed un’eventuale retromarcia da parte dell’Amministrazione comunale non sarebbe “ben vista”.

“L’Amministrazione Brivio ci sta mettendo la faccia per il Giglio”, ha detto più volte l’Assessore Donato. “Wall Street”, invece, può aspettare. Perché non sottoscrivere un formale accordo con il Prefetto
di Lecco – il dottor Prete – affinché l’Istituzione di Corso Promessi Sposi si impegni a liberare il bene – una volta trasferitasi presso la ex Mutua – facendolo dunque rientrare nella gestione del Comune per restituirlo ad uso della collettività?

“Non mi esprimo, prima devo sentire il Prefetto”, la risposta del Sindaco.

Infine ci è parso doveroso ricordare al Comune di Lecco di adoperarsi affinché venga fatta piena luce sul numero, la qualità e lo stato di salute dei beni sequestrati e confiscati nella nostra città.

Ora non ci sono più scuse. 2390 persone attendono risposte chiare e concrete. Durante l’incontro abbiamo riconosciuto la discontinuità rispetto alla precedente squadra di Governo. Ora, però, è giunta l’ora dei fatti concreti e credibili: vero traguardo per poter riconoscere l’inversione di rotta.

Qui Lecco Libera

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Intercettazioni e ‘ndrangheta lecchese

14 giugno 2010

Come sapete la Legge Alfano veleggia in acque ormai tranquille. Nonostante le truppe finiane continuino a garantire chissà quale iter democratico, l’ennesimo provvedimento eversivo pare esser destinato a promulgazione spedita. Il Presidente Napolitano e la sua firma, loro sì, sono una garanzia (per Berlusconi). Giuristi ben più autorevoli di questo blog di Resistenza locale han già declinato gli aspetti “problematici” del Ddl Alfano. Compreso l’ennesimo tentativo di imbavagliare la rete ingarbugliandola dentro al vizio della rettifica immediata. Tutelare la privacy e impedire che intercettazioni “irrilevanti” danneggino l’immagine del “signor Rossi”, questo il motto dei vari Valditara, Bocchino, Bondi, Bongiorno, Cicchitto e qualche furbetto del Partito Democratico.

La ‘ndrangheta e le mafie già si strofinano le mani, senza pensare ai colletti bianchi (a volte coincidono). Nello specifico basti pensare all’inchiesta “Oversize”, sulla mafia lecchese. Senza le intercettazioni (telefoniche e ambientali) una parte della banda Trovato & C. starebbe ancora fatturando e riciclando in libertà. Leggendo la sentenza di primo grado del marzo scorso balza agli occhi anche un altro dato. Non è sempre vero che le intercettazioni “irrilevanti” dal punto di vista penale debbano per forza costituire elemento di disinteresse. Da un punto di vista probatorio, forse, ma non da quello storico, culturale e sociale. Mi riferisco, per esempio, alle conversazioni che vedono protagonista Federico Pettinato. Vere e proprie fonti utilissime adatte a saggiare il tasso di ritualità e di forma maturato nella cosca nostrana, prima ancora che costituire elemento di prova al processo.

***

E’ il 23 maggio del 2005 quando Federico Pettinato, condannato in primo grado a nove anni per mafia nel processo “Oversize” in quanto membro della ‘ndrina di Galbiate, prova a stupire due malcapitate. Grazie allo strumento d’indagine delle intercettazioni è stato possibile ricostruire questa parte interessante delle ferree regole che caratterizzano ancora oggi la ‘ndrangheta lecchese.

“…io ho fatto…allora, io…ascoltatemi un attimo…io a livello di ‘ndrangheta eh, quando ci siam sempre riuniti io sono sempre stato la persona…la più affavellata di tutti…si spiegavo…il capo mi diceva allora quando rientrava uno dentro in determinati discorsi ero io che dovevo spiegargli tutto, quando c’era qualche battesimo qualcosa ero io che facevo tutto, dal sacerdote a…tutti i riti abbreviati…”

L’arroganza è l’indiscusso marchio di fabbrica di Pettinato. Ancora due conversazioni intercettate evidenziano la caratura del personaggio. La prima è tra questi e un rivale – anch’egli “membro dell’associazione” – tal Francesco (detto Franco) Maiuolo. I due si sentono al cellulare per una questione di lavoro, settore dell’edilizia.

(P: Pettinato, M: Maiuolo)

P: Non è che mi hai mandati là due scalcinati, no? M: No, no, lì ci vogliono 20 euro l’ora però, lo sai? P: Ma che cazzo stai dicendo (sbadiglia)? M: Cosa? P: Ma che cazzo stai dicendo 20 euro l’ora! M: Eh sì, minimo. P: Ma vah, 15,50. M: No, no quale 15,50, sono pochi, Federico. P: Sì, vaffanculo… M: Ci vogliono 18 euro, amico! P: Vuoi fare il camorrista con me tu? M: No, no, niente camorristi, io faccio quello sindacale. P: Eh? M: Camorrista niente con te, non lo posso fare con te. P: Te ne do 16 basta che la smetti, vah! M: No, no, no, dai a parte gli scherzi, dai! P: E no, non fare il coglione, 16 possono… M: 17 euro! P: Io ti do un lavoro, vedi che è un bordello essere lì a rompere le scatole per quattro lavori in economia, non fare (inc.). M: Va boh, va boh, 16 euro. Senti, vedi di fare portare lì il materiale, Federico, dai! P: Tamburo che non sei altro… M: Cosa? P: Sei un tamburo, un contralto.. M: Dimmi dove sei che ti vengo a prendere adesso! P: A chi? Eh, dove sei? Sono qui sulla Cormano… Milano-Cormano, vieni se hai i coglioni… M: Milano-Cormano? E perché se ti becco alla rotonda di Cinisello che sono col camion grosso vedi come ti passo sopra! P: Fermati alla rotonda di Cinisello che ti butto (inc.). M: Sì, sì, sì. P: C’è anche (inc.). M: Sì, adesso mi fermo lì al Rondò, aspetta al Rondò tu, che ti faccio… P: C’è anche il tuo socio con te? M: C’è, c’è, c’è. P: Eh, così un calcio a te e due a lui. M: E allora aspettami al Rondò tu. P: Ce li hai i coglioni? M: Sì, sì, sì. P: Ma che cazzo devi avere una palle c’hai tu! M: Ti faccio vedere io a te… P: Sì, una palla… M: Ti faccio vedere io a te. P: …o contrastoc’hai una codatieni una coda lunga che ci scopi (ride)… M: Va bene, va bene. Va bene, non ti preoccupare tu, tu aspettami là, aspetta alla rotonda. P: O cazzone, fermati lì se c’hai i coglioni. M: Sì, sì, adesso mi fermo. P: Pagliaccio! (ride). che non sei altro, che

Quel che più interessa di questo diverbio è il gergo. “Contrasto”, “camorrista”, c’hai un coda…”. Nel rito di affiliazione della ‘ndrangheta, il cosiddetto “battesimo” o “rimpiazzo”, si concretizza infatti il “taglio della coda”. Senza coda, secondo le regole, l’affiliato non solleverà più polvere al proprio passaggio. “Camorrista” e “contrasto” altro non sono che i più infimi gradi della gerarchia mafiosa. E’ per questo che Pettinato, spaccone e violento, deride l’interlocutore paragonandolo all’ultimo anello della cerchia, come se fosse un infame.

La terza ed ultima testimonianza mafiosa ad opera (inconsapevole) di Federico Pettinato ha qualcosa di generazionale. E’ il 30 settembre 2004, Federico Pettinato è in auto (una Bmw), mancano venti minuti alle diciannove. Suo figlio è in ritardo per un appuntamento e cerca di spronare il padre a premere sull’acceleratore, specialmente durante il tratto di galleria. Pettinato, spaccone, megalomane e per i giudici anche mafioso!, fa mostra del repertorio.

(P: Pettinato, F: Figlio)

F: In galleria fino a 200 devi andare papà P: Perché? F: Che sono già in ritardo di 5 minuti P: Che cazzo te ne fotti! F: Però. P: Lo sai che il figlio di un boss può fare il ritardo che vuole? …non lo sapevi? F: (voce disturbata) P: Ah? Non ho capito… F: (voce disturbata) P: Della ‘ndrangheta (inc.) Luigi? Ah? Della ‘ndrangheta sei? Quando arriva nonno Luigi diglielo, allo zio Filippo digli “zio Filippo, sei della ‘ndrangheta tu? (ride) Eh? Della malavita sei?” …ti saluta adesso lo zio Filippo.

Duccio Facchini

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Pizzeria “Il Giglio”: i conti che non tornano

5 giugno 2010

Egregio Direttore,

Le scriviamo in merito all’articolo comparso ieri riguardante il cinque per mille da destinare al Comune di Lecco.
L’Assessore Donato e il Direttore del Servizio Disabili Plebani hanno chiesto ai cittadini di sostenere, tra gli altri, i costi degli “arredi” per la riconversione della ex pizzeria “Il Giglio” confiscata all’organizzazione mafiosa Coco-Trovato.
Nell’articolo di ieri, la giornalista Maura Galli ha scritto che il progetto del centro diurno per gli anziani è stato “finanziata dal Consorzio Consolida e dalla Fondazione Cariplo” per 400,000€ e rotti. In realtà non è così; stando alla Delibera del Commissario Straordinario del 14 gennaio 2010, quella che ha ufficializzato lo scambio Prefettura-Comune dei beni “Giglio”, “Wall Street” e l’appartamento di via Adamello, la suddivisione degli oneri era stata così ripartita: 200,000€ dalla Fondazione Cariplo, 150,000€ dal Comune di Lecco (“impegno formale” già previsto nel Bilancio – annualità 2010) e i restanti 50,000€ dal Consorzio Consolida (che di lì a poco ne riceverà altri 720,000€ dalla Fondazione Cariplo per altri progetti).
Inoltre, sempre secondo la Delibera del gennaio scorso, i tempi di intervento dovevano concludersi al più tardi nel dicembre di quest’anno. Secondo gli Amministratori intervistati, al contrario, si profilano già “un paio d’anni”. Come mai questo ritardo?
E’ dovuto soltanto al cinque per mille chiesto ai cittadini? Ancora: la Delibera del 14 gennaio ’10, e lo studio era stato redatto da Consolida, precisa che i costi per l’arredamento del centro anziani “Il Giglio” (dicembre 2010) non avrebbero superato i 33,000€, a fronte di 314,000€ necessari per la ristrutturazione (da marzo a novembre 2010).
Per non parlare poi delle ipoteche che si stagliano da tempo all’orizzonte. Sfortunatamente, però, nella precisissima nonché frettolosa Delibera del Commissario, le pretese bancarie (di circa un miliardo delle vecchie lire) sulla ex pizzeria “Il Giglio” non vengono nemmeno nominate.
Ci chiediamo perciò: potrebbero cortesemente gli interessati (Donato e Plebani) fornire pubblicamente una previsione di quanto occorra per “riempire di contenuti il nuovo centro”?
Basteranno i 42,200€ del 2006? Se sì, che fine ha fatto l’”impegno formale” sottoscritto dal Commissario?
In tempi di crisi è giusto chiedere sacrifici, su questo non c’è alcun dubbio. E’ per questo che ci sentiamo di proporre anche noi un sacrificio, questa volta però alla Fondazione Cariplo e al Consordio Consolida. Perché non far fronte alla difficoltà del Pubblico?
Anche questa è sussidiarietà!

Qui Lecco Libera

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